..Una mattina di tanti secoli fa', un piccolo bipede umano, camminava tra la vegetazione e incomincio a sentire uno strano rumore, che sembrava assomigliare al suo linguaggio semplice e spontaneo..Quel rumore, quelle voci dicevano "mau ....mio....mau...mio", si prese paura e corse via, pensava a quale prodigio della natura, forse qualche spirito del bosco aveva fatto un sortilegio?..Chissa'!..
Tutto era cosi' strano, il giorno dopo dopo una notte a guardare la Luna e a pensare a quelle strane voci, il giorno dopo l'umano porto' con se uno strumento di guerra, un giavellotto con punta di selce ed insieme a se ando' con lui un esemplare femmina della specie...I due s'incamminarono con un pezzo di carne, pensando di donarla agli Dei del posto, per inbonirseli..Giunsero al posto, che il giorno prima dove il giovane aveva udito quegli strani rumori. Un silenzio irreale li circondo'...i due si guardarono e decisero di aspettare.......
Pochi minuti dopo, i rumori che furono sentiti' il giorno prima si ripeterono..I due ebbero un gran timore, pensavano allo spirito della tigre ai denti a sciabola loro nemico acerrimo, ma era strano questo rumore era piccolo...era tenero e sembrava chiedere aiuto...I due si avvicinarono, presi da un gesto di coraggio, Sotto ad un albero, vicino alle delle felci, nascosti in un piccolo buco della pianta era un gruppo di gattini piccoli ed indifesi, a pochi cm da loro una carcassa di un esemplare maturo in avanzato stato di decomposizione, era la loro mamma.
I gattini aprirono gli occhi proprio mentre gli umani gli guardarono, ci fu un intenso e profondo sguardo, dentro gli umani entro' una sensazione nuova, quella di gioia, quasi della paternita'; gli animaletti smisero di miagolare e cambiarono espressione, come di rassicurazione...L'esemplare femmina dei bipedi, presa dal senso materno, prese tra le sue braccia primitive quegli esserini, gli coccolò e li svezzo', dopo qualche mese i giovani gattini gironzolavono nella tribu' umana, andavano nelle caverne e si cibavano di piccoli roditori che mangiavano le provviste di carne salata dei loro "padroni"...
Lo sguardo dei gattini incrocio' varie volte quello dei due bipedi, che per la loro fragilita' si ammalarono velocemente e uno dopo l'altro morirono. Quando gli umani morirono gli unici esseri che se ne stava accanto a loro erano quei gattini che furono da loro salvati....
Gli camminavano sulla pancia e si accucciarono sul petto guardando il povero maschio umano perire lentamente, gli sguardi giocarono tantissimo: nei gatti nacque il senso della pena nel vedere il loro "padre" putativo andar via, come ando' via la loro vera mamma...Lui accarezzo' la testa dei gattini, loro fecero' uno strano rumore e iniziarono a massaggiare il corpo dell'umano....Lui li guardo' li strinse amorevolmente e mori' dicendo forse qualcosa a noi incomprensibile ma non per quei a piccoli animaletti....
Per la donna umana fu differente, i gatti, gia' grandi, la onorarono e la difesero dai roditori e tutti i gatti oramai vecchi o malati per le intemperie morirono lentamente. Rimase solo un gatto che oggi potrebbe essere di razza EUROPEA, con uno strano sguardo, a lei gli ricordava quello del suo compagno defunto di polmonite alcuni inverni prima Ma . anche lei si ammalo' della stessa malattia cadde in una specie di lenta agonia.
Il momento di lasciare il mondo arrivo' anche per la donna.....
Il piccolo gatto, unico superstiti, dal pelo istriato e macchiato, dalle sampette agili e snelle e dallo sguardo "umano", si mise a vegliare la donna morente, davanti un piccolo fuoco che ardeva. Solitudine intorno al luogo; solo delle pelli di bisonte la ricoprivano. Il piccolo gatto entro' sotto le pelli e si mise a darle tepore, il caldo aiuto la donna per allungare la vita, ma il piccolo gattino il giorno dopo si spense in silenzio, senza un cenno. Il suo musetto sereno fece capire che mori' felice di essere accanto alla propria padrona, accanto a colei che amava come la sua mamma. La donna perso quello sguardo amorevole si senti svuotata e dalla caverna, dove se ne stava si butto' nel piccolo balzo sottostante, dove si ruppe l'osso del collo e mori' all'istante...
Da quel momento tutti gli abitanti del villaggio onorarono i gatti come divinita' e ricordarono quel giorno con eterna devozione e tristezza infinita.
Commento:
Questo breve racconto è frutto della mia fantasia, non se veramente nella notte dei secoli, i nostri progenitori conobbero così gli animaletti che oggi abbiamo nelle nostre casette.
Se fosse così sarebbe utile riflettere prima di abbandonare un gatto, perchè come altri esseri che popolano il nostro mondo e la nostra vita, loro non ci chiedono niente, solo un po' di cibo e protezione e rispetto. In cambio saranno sempre fedeli, amici, saranno meglio dei nostri compagni, saranno meglio dei nostri figli.
Stampate questa opinione fatela leggera ai vostri bambini, magari come favola per fargli addormentare e quando vi chiederanno chi l'ha scritta dite soltanto....che questo breve racconto è di un piccolo uomo che ama e voleva immensamente bene agli animali, che nutre per i gatti un rispetto superiore a quello dei suoi simili. E' un uomo semplice che magari se ne sta a guardare le stelle riflette sulla vita semplice e complicata, apatica o movimentata, vissuta o evitata, ma che "sente"....Accarezzate i vostri bambini e dite che l'elfo DOOMER ne è l'autore....
Fonte personale da: http://www.ciao.it/Gatto_europeo__Opinione_668088
Questa è la storia, ma la realtà è forse un altra....o forse no!...
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